Patrocinio UNCAI all’Osservatorio Smart AgriFood

Tassinari: “Con le tecnologie digitali siamo sulla soglia di una nuova conoscenza in agricoltura. L’Osservatorio Smart AgriFood favorisce il difficile mix di competenze e l’approccio collaborativo necessari”

Algoritmi, sensori, interconnessione di macchine e attrezzature (Internet of Things): le tecnologie digitali sono una parte sempre più rilevante della filiera agro-alimentare. Per sfruttarle al meglio è però richiesto un difficile mix di competenze e un approccio collaborativo e trasversale inedito in agricoltura. Da questa riflessione nasce il Patrocinio di UNCAI all’Osservatorio Smart AgriFood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia.

“Per l’Osservatorio Smart AgriFood, il coinvolgimento di tutti gli attori della filiera agroalimentare è essenziale, al fine di poter garantire una pluralità di voci e competenze. I contoterzisti hanno certamente un ruolo chiave, in qualità di attori che possono trainare le imprese agricole verso la trasformazione digitale. Siamo dunque particolarmente soddisfatti dell’accordo di patrocinio raggiunto con UNCAI, uno degli attori che ci ha dato fiducia sin dal primissimo anno di attività dell’Osservatorio”, afferma Andrea Bacchetti, Direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood.

“Siamo sulla soglia di una nuova conoscenza in agricoltura che porterà un maggiore controllo sulle attività, sui processi, sui prodotti e sugli attori della filiera”, aggiunge il Presidente di UNCAI Aproniano Tassinari. “Attraverso le tecnologie 4.0 è possibile raccogliere una mole di dati prima inimmaginabili e trasformarli in informazioni utili per aumentare il valore della filiera e avviarci sulla strada di una intensificazione sostenibile delle produzioni. Occorre però ridisegnare i processi, i macchinari, le metodologie di lavoro e le attività. Un percorso complesso e lungo che si deve avvalere di nuove professionalità e competenze. UNCAI ha subito creduto nell’attività e negli obiettivi dell’Osservatorio Smart AgriFood, riconoscendo in esso un solido punto di riferimento in Italia per comprendere in profondità le innovazioni digitali che stanno trasformando la filiera agro-alimentare. Per questo motivo partecipiamo volentieri ai lavori e alle ricerche dell’Osservatorio sin dalla sua costituzione. Con il Patrocinio viene riconosciuto il lavoro bello e intenso che abbiamo condiviso e ci sentiamo ancora di più incaricati della responsabilità che l’agricoltura 4.0 e il pensiero digitale faccia breccia tra i Contoterzisti agromeccanici del nostro Paese”.

Caporalato: prima tutelare gli onesti

Sottosegretario Pesce: “Ecco gli interventi per tutelare aziende e lavoratori”

“Abbiamo presentato azioni e impegni concreti alla filiera per un intervento di sistema. Per noi è fondamentale garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e allo stesso tempo tutelare migliaia di aziende oneste che subiscono la concorrenza sleale di chi fa ricorso al caporalato. C’è stata una forte sintonia sul programma che ora verrà indirizzato al Tavolo di contrasto al caporalato come contributo e da cui deriverà il vero lavoro di attuazione”.

Lo ha dichiarato Alessandra Pesce, Sottosegretario del Ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo in occasione della seconda riunione del gruppo di lavoro “Filiera produttiva agroalimentare, prezzi dei prodotti agricoli”, coordinato dal Mipaaft, che rientra all’interno del Tavolo nazionale sul caporalato che ha l’obiettivo di redigere il Piano triennale di lavoro di azioni volte alla prevenzione e al contrasto del fenomeno.

All’incontro, che si è tenuto mercoledì 5 giugno, presieduto dal Sottosegretario Pesce, hanno preso parte i rappresentanti delle principali realtà del settore interessate, tra cui organizzazioni di categoria, parti sociali, Grande distribuzione organizzata e anche degli enti collegati al Ministero, Ismea ed Agea.

Le aree prioritarie di riflessione e di intervento individuate sono:

  • contrasto alle pratiche sleali di mercato
  • semplificazione delle norme relative al sistema agricolo e agroalimentare
  • mercato del lavoro agricolo trasparente
  • rafforzamento delle politiche di filiera
  • miglioramento dell’organizzazione e dell’aggregazione delle imprese agricole.

A questo si aggiunge l’obiettivo di costante monitoraggio e misurazione dell’effettivo costo dell’illegalità che viene pagato da aziende oneste, lavoratori sottopagati e sistema Paese.

“Non c’è dubbio che dobbiamo affrontare il tema dell’equa distribuzione del valore – ha aggiunto il Sottosegretario – così come è urgente dare risposta alla mancanza di manodopera che si segnala da più parti in coincidenza in particolare con i picchi stagionali. C’è il tema burocrazia, che dobbiamo affrontare ad esempio anche attraverso l’interoperatività dei database delle istituzioni da Agea fino al ministero dell’interno, del lavoro, dell’Inps o Inail. Ci sono molti fronti da presidiare, ma si sta mettendo in campo un forte lavoro di squadra tra istituzioni, organizzazioni e associazioni della filiera intesa dal lavoratore al consumatore”, ha concluso Pesce.

Rifiuti, scadenza: 22 giugno

Rimangono soggette all’adempimento relativo ai rifiuti agricoli le imprese non agricole

Con D.P.C.M. del 24 dicembre 2018, pubblicato sul Supplemento ordinario alla Gazzetta ufficiale del 22 febbraio 2019, sono stati definiti soggetti, modulistica e istruzioni per la presentazione della dichiarazione ambientale (MUD) relativa ai rifiuti entro il 22 giugno 2019.

Tra le principali novità si registra l’abolizione del formato cartaceo e della spedizione postale della Comunicazione Rifiuti semplificata e della Comunicazione Rifiuti urbani, assimilati e raccolti in convenzione. Tutta la procedura, quindi, dovrà avvenire in modalità telematica.

Come noto, le imprese agricole, da aprile 2016 risultano esonerate dalla presentazione del MUD. Infatti, la legge 28 dicembre 2015, n. 221 prevede che le imprese agricole di cui all’articolo 2135 del codice civile assolvano all’obbligo di presentazione della Comunicazione Rifiuti compilando e conservando, in ordine cronologico, i formulari d’identificazione dei rifiuti.

Rimangono soggette all’adempimento, invece, le imprese non agricole come i contoterzisti, che devono quindi entro il prossimo 22 giugno presentare il MUD con le nuove modalità telematiche, previo versamento dei diritti camerali.

Per informazioni e per la presentazione della comunicazione annuale, è possibile rivolgersi all’ufficio tecnico di Apimai, tel. 0544 405142 .

Pomodoro, la campagna che verrà

Trapiantatrice di pomodoro

Il prezzo permette di respirare, gli ettari ci sono, ma attenzione a queste piogge. Tamburini fotografa la situazione del comparto Pomodoro in Romagna

Pomodori pelati, triturati, concentrati, conserve, salse, passati, cubettati e succhi: circa l’85% della produzione italiana di pomodoro è destinata alla trasformazione industriale con l’Emilia Romagna in pole position. Qui si producono 2 milioni di tonnellate di prodotto su 4,6 milioni di tonnellate a livello nazionale (il 14% della produzione mondiale). “Il tempo dei trapianti è iniziato, un accordo sul prezzo c’è, ma il meteo anomalo rende incerta la campagna 2019”, illustra il presidente di APIMAI Ravenna Roberto Tamburini.

A causa dell’instabilità del meteo la campagna è iniziata con il piede sbagliato: “La stagione è terribile. Dopo due giorni di lavoro arriva la pioggia e dobbiamo fermarci per tre o quattro giorni. In queste condizioni non si riesce a trapiantare”. Per lavorare con tranquillità occorrerebbero un paio di settimane senza precipitazioni. Invece capita che le pianticelle attendano in azienda il momento giusto per essere trapiantate, e nel frattempo perdono di regolarità. “Quando poi esce il sole, si alza il vento che asciuga”, prosegue il presidente di APIMAI.

Se la situazione meteorologica è anomala rispetto agli anni scorsi, quando nei due mesi di campagna si sono verificate al massimo un paio di fermate per un totale di otto giorni, l’accordo sul prezzo permette ai produttori di respirare: “Con la Italtom di Argenta abbiamo fissato un prezzo base di 86,50 euro a tonnellata”. Un netto miglioramento rispetto ai 79,25 euro del 2018.

Un anno fa il prezzo era insostenibile, eppure nel 2019 in Romagna si registra un aumento degli ettari a pomodoro: “Il prezzo era insostenibile per i produttori, ma il 2018 è stato un anno abbastanza tranquillo. Avevamo piantato meno pomodoro per questo l’industria lo ha cercato subito e non si sono verificati intoppi durante la raccolta, sfasata di una settimana tra il sud e il nord della Romagna. Inoltre, a parte un po’ di batteriosi quando le piantine erano già alte, non abbiamo dovuto affrontare grosse problematiche colturali. Per questo, nonostante il prezzo bassissimo del 2018, quest’anno in Romagna aumenteranno gli ettari a pomodoro”.

Il meteo infame è l’incognita del 2019. “Il rischio sono le malattie. I terreni sempre umidi di queste settimane hanno favorito la risalita del ferretto dagli strati più bassi del terreno fino alla radice delle piante, tagliandole. Un danno che non abbiamo mai avuto”.

Oggi il pomodoro trasformato vale oltre 3,3 miliardi di euro ed è strategico per la sua grande vocazione all’export (nonostante il calo dei consumi interni), essendo uno degli emblemi della cucina italiana nel mondo. “ Il valore del prodotto deve ancora crescere. Per questo serve una filiera più compatta ed efficiente che garantisca nel lungo periodo le condizioni per la sopravvivenza e la competitività del comparto”, conclude Tamburini.

Grano duro, quotazioni in crescita ma insufficienti

Nel nord Italia non conviene coltivare il grano duro. Fantoni: “Siamo ben lontani da una vera valorizzazione del prodotto nazionale”

RAVENNA – Il reale numero di ettari seminati a grano duro nel Nord Italia non si saprà prima di luglio, tuttavia le previsioni parlano di almeno il 10% rispetto allo scorso anno: difficilmente si supereranno i 100 mila ettari nelle regioni del Nord mentre su base nazionale gli ettari saranno poco più di un milione.

“Anche su nostro suggerimento, gli agricoltori della Romagna hanno preferito puntare sul grano tenero. Con le quotazioni attuali nel Nord Italia il grano duro è destinato a essere abbandonato”, spiega il Roberto Fantoni, presidente del Consorzio Apimai Servizi, braccio operativo dell’Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici – UNCAI. “Anche se nelle ultime settimane il prezzo del grano duro è salito leggermente, attestandosi nelle borse merci di Bologna e Milano intorno ai 230 euro a tonnellata, i livelli sono da miseria”.

Solo nel Sud Italia la situazione è lievemente migliore con quotazioni del grano duro che superano di poco i 250 euro /ton grazie a indici proteici mediamente superiori. “L’industria molitoria dimostra negli ultimi tempi un po’ più di interesse per il prodotto nazionale ma siamo ben lontani da una vera valorizzazione del made in Italy. La soglia minima affinché coltivare grano duro sia remunerativo è però ancora distante e si attesta attorno ai 300 euro/tonnellata per il convenzionale e il doppio per il biologico (600 euro/ton contro gli attuali 450). Al di sotto non c’è convenienza. Inoltre il grano proveniente dal Canada mantiene una quotazione più alta, ben oltre i 280 euro /ton. E le scorte di grano canadese sono tali da prevedere anche per quest’anno un’invasione del cereale di quel Paese”.

Serve uno sforzo della filiera per fissare una quotazione minima non inferiore al prezzo del grano importato e una premialità per arrivare a 300 euro/ton. “Alle condizioni attuali, continueremo a suggerire ai nostri clienti di seminare grano tenero di forza anziché duro. Anche le quotazioni del tenero sono basse (circa 220 euro/ton), ma sono pur sempre meno distanti dal prezzo corretto di 250 euto/ton. Inoltre coltivare grano tenero ha meno spese e oneri e ci sono più garanzie sulla resa, vista la minore esposizione a funghi e allettamento rispetto al duro”, conclude Fantoni.

BILANCIO UE ’21-’27: ACCORDO PER LIFE

Ambiente Europa
La Commissione europea accoglie positivamente l’accordo provvisorio raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio sul programma LIFE per l’ambiente e l’azione per il clima nell’ambito del prossimo bilancio a lungo termine dell’Ue per il periodo 2021-2027. Non solo, per il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE per il periodo 2021-2027, la Commissione ha proposto di aumentare i finanziamenti LIFE di circa il 60 % (nella scorsa programmazioen 2014-2020 era pari a 3,4 miliardi di euro).
Il finanziamento si concentrerà sulla tutela dell’ambiente, sulla mitigazione dei cambiamenti climatici e sul sostegno alla transizione verso l’energia pulita migliorando l’efficienza energetica e aumentando la quota di energie rinnovabili nel mix energetico. Sarà questo uno degli strumenti che consentiranno all’Unione di raggiungere i suoi obiettivi climatici e di mirare all’impatto climatico zero entro il 2050. Aumentare i fondi del programma LIFE, sottolinea la Commissione, aiuterà l’Europa ad assolvere gli impegni assunti con l’accordo di Parigi e a conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Il programma LIFE è stato varato nel 1992. Il bilancio per il periodo 2014-2020 è pari a 3,4 miliardi di euro a prezzi correnti. Introdotti nel 2014, i progetti integrati sono progetti su vasta scala volti ad aiutare gli Stati membri a ottemperare alle normative dell’Unione europea (UE) in cinque settori: natura, acqua, aria, mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ai cambiamenti climatici stessi.

Lo scorso febbraio, sempre tramite il programma LIFE per l’ambiente e l’azione per il clima, la Commissione europea ha deciso di erogare 116,1 milioni di euro a favore di progetti integrati in cinque settori: natura, acqua, aria, mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento agli stessi. I fondi serviranno a sostenere progetti in Austria, Bulgaria, Cechia, Estonia, Finlandia, Grecia, Italia, Portogallo, Slovenia e Ungheria.

Nasce La Romagna nei campi, il giornale di APIMAI

E’ in spedizione il primo numero di La Romagna nei campi, la rivista di APIMAI  Ravenna. Scopriamo i dettagli.

Apimai Ravenna è una delle prime associazioni di agromeccanici e agricoltori d’Italia per servizi offerti alle imprese. A questi si aggiunge ora una rivista tutta sua, La Romagna nei campi.

Con il periodico, a cadenza mensile, l’associazione ravennate non solo intende far conoscere meglio i servizi tecnici e fiscali offerti ai propri soci; l’obiettivo vero è fare massa critica con gli agromeccanici della Romagna e costituire economie di rete finalizzate a minimizzare i costi e facilitare la crescita professionale del comparto, insieme al rinnovo delle tecnologie. Per questo la rivista raggiungerà anche le imprese di Cesena e Forlì, in accordo con la locale associazione Unima, aderente anch’essa a Uncai a livello nazionale.

“Partiamo con appena quattro pagine, ma contiamo presto di aumentare la foliazione proponendo interviste, approfondimenti nel settore della meccanizzazione agricola, dei mezzi tecnici oltre che tutte le informazioni pratiche per non mancare le scadenze importanti, dai bandi regionali, ai psr, ai nostri corsi di formazione”, spiega il direttore di Apimai Ravenna Roberto Scozzoli.

Nella realizzazione del progetto sono stati coinvolti Uncai e l’intero staff Apimai, in modo da far conoscere a tutti gli utenti le strategie sindacali locali e nazionali, i propri servizi oltre che le novità del settore. “Lo scorso anno Apimai ha ottenuto più di 1500 permessi di circolazione per i soci, ha portato a termine centinaia di pratiche per il carburante agricolo e per la Pac, ha analizzato i bilanci delle aziende. Inoltre organizziamo regolarmente corsi sull’agricoltura di precisione e digitale, sulla sicurezza, per il conseguimento del patentino fitosanitario e per la guida dei trattori. Infine svolgiamo consulenze agronomiche e negli acquisti di attrezzature. Poiché i servizi sono numerosi, è facile che alcuni di essi vengano dimenticati dai soci. Il mensile nasce per ricordare sempre il supporto che siamo in grado di fornire, ma soprattutto in preparazione di un anno, il 2020, molto importante per Apimai, Uncai e, in generale, per il contoterzismo in Italia”, conclude Scozzoli.

L’Albo regionale delle Imprese forestali

Uno strumento importante per lo sviluppo sostenibile della filiera forestale

Cosa fa la Regione

Operai forestali all'imposto. Foto Stefano BassiLa Regione, dopo essersi confrontata con i principali operatori pubblici e privati del settore, ha approvato la direttiva che disciplina la tenuta dell’Albo regionale delle Imprese forestali, fissando i requisiti (pdf, 328.9 KB) che le Imprese devono possedere per potersi iscrivere unitamente agli obblighi formativi.

L’Albo è stato istituito in adempimento a quanto previsto dalla normativa di settore vigente ed ha tra gli obiettivi principali:

  • promuovere e migliorare l’aggiornamento tecnologico delle imprese forestali per favorire la qualificazione e l’aggiornamento professionale degli operatori forestali e delle loro Imprese, con particolare attenzione alla sicurezza sui luoghi di lavoro;
  • incentivare la tracciabilità e la trasparenza del mercato del legname e dei prodotti della foresta, in applicazione dei regolamenti UE (FLEGT, EUTR);
  • sostenere lo sviluppo di impianti e filiere forestali per lo sviluppo di prodotti nei settori della bioeconomia.

Dopo la prima approvazione,  l’elenco delle Imprese aventi i requisiti per l’iscrizione all’Albo (doc, 997.0 KB) è stato e sarà periodicamente aggiornato ed integrato, a seguito della presentazione di nuove richieste di iscrizione e di sospensione o cancellazione di Imprese già iscritte.

Per iscriversi nelle varie categorie le Imprese devono inviare al Servizio Aree Protette, Foreste e Sviluppo della Montagna, debitamente compilata, la modulistica approvata (vedi la sezione dedicata “Moduli” a fondo pagina), preferibilmente tramite posta elettronica certificata all’indirizzo: segrprn@postacert.regione.emilia-romagna.it o per posta ordinaria.

Tutte le domande di nuova iscrizione devono essere corredate da marca da bollo da Euro 16,00, opportunamente annullata se fatta pervenire in forma cartacea o, se trasmessa via pec, accompagnata dall’ apposito modulo (doc, 180.5 KB) attestante il pagamento dell’imposta di bollo con contrassegno telematico.

L’iscrizione all’Albo è condizione necessaria per:

  • presentare domande di autorizzazione o comunicazioni di taglio boschivo per utilizzazioni di tipo commerciale e per eseguire servizi e lavori forestali su aree in possesso di privati;
  • ottenere in gestione aree silvo-pastorali di proprietà pubblica (solo per le categorie B e C);
  • eseguire servizi e lavori forestali affidati da amministrazioni pubbliche (solo la categoria B).

I Consorzi di Imprese, anche se non sono iscritti all’Albo, possono partecipare alle gare indette dalle Amministrazioni pubbliche per la realizzazione di interventi forestali: devono però indicare, al momento della presentazione dell’offerta, quale sarà l’Impresa associata che eseguirà le attività.

L’iscrizione all’Albo non è richiesta:

  • per le utilizzazioni effettuate dagli aventi diritto nei terreni soggetti ad uso civico nell’esercizio del proprio diritto di legnatico;
  • per le cure colturali e gli interventi di miglioramento nei castagneti da frutto;
  • per tagli di auto consumo (fino a 250 quintali e comunque nel limite massimo di 5.000 metri quadrati l’anno) e per interventi minuti di manutenzione forestale effettuati nell’ambito familiare dai proprietari o dai possessori delle superfici boscate;
  • per la raccolta del legname trasportato o depositato naturalmente in aree demaniali;
  • per la presentazione di richieste di autorizzazione o di comunicazioni con le modalità previste dagli articoli 4 e 5 del Regolamento forestale regionale (ex PMPF), effettuate direttamente dagli imprenditori agricoli per utilizzazioni anche di tipo commerciale su terreni boscati in gestione alla propria azienda.

A chi rivolgersi

Servizio Aree Protette, Foreste e Sviluppo della Montagna
Regione Emilia-Romagna
Viale della Fiera 8, 40127 Bologna
tel. 051.527.6080/6094 fax 051.527.6957
(indicazioni stradali su Google maps)
e-mail: segrprn@regione.emilia-romagna.it
e-mail certificata: segrprn@postacert.regione.emilia-romagna.it

Paolo Mordini: tel. 051.527.6815
e-mail: paolo.mordini@regione.emilia-romagna.it

per informazioni sulla formazione professionale:

Gabriele Locatelli: tel. 0543/970055
e-mail: gabriele.locatelli@regione.emilia-romagna.it

Per approfondire

Norme e atti

Moduli

Link utili

Contoterzisti di Ravenna in assemblea

Assemblea Apimai 2018

Apimai è tra le prime tre associazioni di agro-meccanici d’Italia per servizi offerti e numero di soci

RAVENNA – Si è svolta sabato 15 dicembre a Fossa Ghiaia (Ravenna) l’assemblea ordinaria dell’associazione Apimai, dal 1945 accanto ad agromeccanici e agricoltori della provincia con servizi tecnici e amministrativi. “Oggi l’Apimai è tra le prime tre associazioni di contoterzisti in Italia, per numero e dimensione delle aziende socie, livello di meccanizzazione agricola e completezza dei servizi offerti”, ha detto il direttore di Apimai Roberto Scozzoli, ricordando i permessi di circolazione rilasciato ogni anno, più di 1500, le pratiche per la Pac e per il carburante agricolo, lo studio dei bilanci dei soci, i corsi sulla nuova fatturazione elettronica e le consulenze agronomiche e negli acquisti di attrezzature. “Quando ci sono dei problemi siamo pronti a scendere in campo, anche per ottenere il riconoscimento di eventuali danni causati dal maltempo e tutelare gli interessi agronomici delle imprese”.

Il presidente del Consorzio Apimai Servizi Roberto Fantoni ha, quindi, invitato tutti i soci, in sala erano un centinaio, a restare uniti, “perché è l’unico modo per districarsi tra le problematiche di tutti i giorni, a partire dalla burocrazia, e per valorizzare il lavoro che svolgiamo in azienda”. Nel suo intervento, il presidente Apimai Roberto Tamburini ha ricordato come “la politica stenta a capire l’importanza dei terzisti, dando invece più importanza alle macchine e ai costruttori. Ma alla base c’è chi deve portare in campo le nuove tecnologie e farle funzionare”. Il vice presidente dell’Unione Nazionale Contoterzisti Uncai Clevio Demicheli ha sottolineato come l’incapacità della politica di mettere a fuoco le vere necessità dell’agricoltura abbia come conseguenza che “anno dopo anno tutto si fa più complicato e non si sa più neppure cosa coltivare per portare reddito alle aziende.” Il presidente di Uncai nazionale Aproniano Tassinari ha quindi aggiunto che “per affrontare il cambiamento industriale in atto in agricoltura occorre prima di tutto che la politica capisca chi veramente ha la possibilità, la disponibilità economica e la competenza per gestire il cambiamento. E a la risposta è chiara, i giovani contoterzisti”.

Maurizio Foschini, Massimo Masetti e Giordano Gori del Consorzio agrario di Ravenna hanno ricordato il percorso fatto insieme ai contoterzisti, in 120 anni di storia del Consorzio. “I contoterzisti sono imprenditori che investano in innovazione e tecnologie, fanno economia di scala”. Alfredo Bernard ha presentato Syngenta, multinazionale della protezione delle piante da molti anni vicina ad Apimai e ai contoterzisti. Infine Gabriele Baldazzi ed Emanuele Paganelli hanno presentato le novità delle macchine da raccolta e dei trattori di New Holland Italia, che come Fiat trattori festeggia le 100 candeline.

Corsi di formazione e aggiornamento

L’Associazione A.P.I.M.A.I. ha organizzato i corsi di formazione e aggiornamento riguardanti il Primo soccorso, Antincendio e Patentini dei mezzi agricoli.
Le date stabilite sono le seguenti:
  • PRIMO SOCCORSO – 07 DICEMBRE 2018
  • ANTINCENDIO – 27 NOVEMBRE 2018
  • PATENTINI – 21 NOVEMBRE 2018
Chiunque fosse interessato è pregato di rivolgersi presso i nostri uffici.